
L'italiano è una delle lingue più ricche e affascinanti al mondo, veicolo di una tradizione letteraria, artistica e culturale unica. Rinunciare a coltivarla significa perdere un patrimonio prezioso. Da qui l'importanza di offrire alle nuove generazioni dei nostri connazionali in Svizzera strumenti adeguati per mantenere viva questa eredità.
Ne abbiamo parlato con la nuova Dirigente dell'Ufficio Scuola del Consolato Generale d'Italia di Zurigo, che ci racconta opportunità e sfide della lingua italiana nella Svizzera tedesca.
L'italiano in Svizzera è una risorsa preziosa ma sottoutilizzata. È questo il messaggio centrale dell'intervista che la Prof.ssa Rosaria Genovese, da poco più di un anno Dirigente scolastico dell'Ufficio Scuola del Consolato Generale d'Italia a Zurigo, ha rilasciato a tuttoitalia.ch. Un ruolo strategico, il suo, perché coordina l'offerta di Lingua e Cultura Italiana che il Consolato organizza in collaborazione con l'Ente Gestore C.A.S.L.I. nel Principato del Liechtenstein e in dodici Cantoni della Confederazione: Glarona, Grigioni, Lucerna, Nidvaldo, Obvaldo, San Gallo, Sciaffusa, Svitto, Turgovia, Uri, Zugo e Zurigo.
La Prof.ssa Genovese è alla sua prima esperienza all'estero. «Primo anno, sì. Primo anno all'estero, diciamo un anno e mezzo» racconta. E alla domanda su come si sta trovando risponde con sincerità: «Abbastanza bene. La Svizzera richiede comunque il suo tempo per abituarsi».
Il primo nodo che la Dirigente affronta è quello della percezione. Per molte famiglie, anche italofone, l'italiano non sarebbe una lingua "spendibile". «È una grossa sfida perché purtroppo l'italiano, rispetto ad altre lingue come può essere l'inglese o lo spagnolo, non è considerato, fra virgolette, così importante nel mondo del lavoro, quindi molte famiglie privilegiano lo studio di altre lingue per i propri figli».
Da qui il compito principale: «Sta a noi far capire l'importanza, invece, di quanto la lingua italiana può essere arricchente a livello proprio di formazione della persona». C'è poi un vantaggio cognitivo concreto, soprattutto per chi vive nella Svizzera tedesca. «Può aiutare anche nello studio della lingua tedesca, perché comunque, per come è strutturata, visto che deriva dal latino, ha delle affinità nella grammatica più che altro, naturalmente, non nel lessico. Un'idea controintuitiva ma supportata dalla didattica: studiare la grammatica italiana fornisce le categorie logiche utili anche per orientarsi nella complessa morfologia del tedesco».
E poi c'è la prospettiva universitaria: «In Italia ci sono università d'eccellenza. È importante anche veicolare l'idea che si possa anche studiare in un'università italiana, perché alla fine la preparazione che dà l'Italia la si vede nel mondo. Molti ricercatori in tutte le università più importanti si sono formati in Italia. Oltre a mantenere il contatto con la lingua d'origine e arricchire il proprio bagaglio culturale è anche un'opportunità di studio».

Nella parte centrale dell'intervista laProf.ssa Genovese entra nel cuore della pedagogia e contrappone il modelloitaliano, che lei definisce inclusivo e che offre pari opportunità per tutti i bambini,al sistema scolastico svizzero, più selettivo, nel quale l’accesso al Gymnasiumè subordinato al superamento di un test d'ingresso, con una precoce determinazione del percorso scolasticofuturo.
«Un liceo paritario in italiano come ilVermigli, invece, non comporta il test d'ingresso e rappresenta quindi unabuona opportunità per accedere ad un liceo e di conseguenza all’Università. Il modello italiano, continua la Dirigente,è incentrato sui valori propri della nostra Costituzione, è inclusivo, sviluppavalori quali la tolleranza, il rispetto delle altre culture, il rispettodell'altro, insegna un metodo di studio trasferibile. Una forma mentis, insomma, che prepara nonsolo all'università ma a una società multiculturale, dove la convivenza è laregola e non l'eccezione.
Dal Canton Argovia arriva comunque unsegnale preoccupante. «In Argovia per esempio hanno deciso che non daranno piùle aule gratis ai corsi di lingua e cultura». La decisione, spiega laDirigente, partirà dall'anno scolastico prossimo e riguarda al momento solol'Argovia: «Dall'anno prossimo gli enti gestori, oltre che i docenti ministeriali,potrebbero avere grosse difficoltà a trovare le aule e ad averle a titolo gratuitocome avviene oggi. E le scuole possono anche rifiutare la concessione delleaule».
Il timore concreto è l'effetto contagio:«Gli enti gestori sono molto preoccupati. La risposta? Potrebbe essere mobilitarele famiglie di tutte le lingue di origine. «Forse se ci fosse una forterichiesta delle famiglie, che ritengono importante lo studio della linguad’origine, si potrebbe arginare questa tendenza a ridurre l'offerta linguisticaitaliana e delle altre lingue d’origine in alcuni Cantoni della Confederazione».

I corsi sono articolati su due livelli,primario e secondario, e prevedono regole di accesso precise.
Livello primario. Possono iscriversi lebambine e i bambini che nell'anno scolastico 2026/2027 frequenteranno le classidalla 1ª alla 5ª della Scuola Primaria. Sono ammessi con riserva anche glialunni iscritti al 2° anno del Kindergarten: in questi casi il docente delcorso, dopo un colloquio con i genitori ed eventualmente un paio di lezioni diprova, valuta se accettare il bambino in base al livello linguistico, allamaturità e alla composizione del gruppo classe. Una buona notizia per lefamiglie: i corsi di livello primario sono aperti anche agli alunni che nonconoscono l'italiano, una possibilità preziosa per i figli di coppie miste oper chi ha perso il contatto con la lingua d'origine.
Attenzione al Canton Zugo: vigeun'eccezione, perché la frequenza è possibile solo a partire dalla 2ª classedella Scuola Primaria.
Livello secondario. Possono iscriversi leragazze e i ragazzi che frequentano la 6ª classe della Scuola Primaria e leclassi dalla 1ª alla 3ª della Sekundarstufe I (la scuola secondaria di primogrado). A questo livello, però, è richiesta almeno una conoscenza di base dellalingua italiana: i corsi medi presuppongono che l'alunno sia in grado diseguire lezioni più strutturate.
Una delle informazioni più importanti perle famiglie, e meno conosciute, riguarda la struttura dell'offerta formativa.
I percorsi linguistici sono articolati suisei livelli del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER),dall'A1 al C2. Significa che il bambino non segue un generico "corso diitaliano" ma un percorso progressivo, calibrato sul suo reale livello dipartenza, secondo gli stessi standard usati nelle università e nei contestiprofessionali europei. Ai livelli più avanzati, gli studenti vengono preparatia sostenere gli esami di certificazione CELI e PLIDA, le due principalicertificazioni dell'italiano come lingua straniera riconosciute a livellointernazionale. Per uno studente che vorrà un giorno candidarsi a un'universitàitaliana o a un'azienda che opera con l'Italia, è un titolo che fa ladifferenza.
I corsi di lingua e cultura italianarappresentano un'integrazione fondamentale al sistema scolastico svizzero. Uninvestimento educativo a 360 gradi, sono regolamentati a livello cantonale esono riconosciuti dalle autorità educative, che ne sottolineano il valore nellosviluppo del plurilinguismo e delle competenze interculturali.
Per chi desidera approfondire l'offerta dei corsi di Lingua e Cultura Italiana, è possibile consultare la pagina dedicata dell'Ufficio scuola del Consolato Generale d'Italia a Zurigo e dell'Ente Gestore CASLI.