Favolacce al cinema dall'8 ottobre in Svizzera
Cinema

Con grande attesa arriva il film «Pinocchio» nelle sale svizzere

Dopo la pausa Covid, «Pinocchio» uscirà nelle sale svizzere e si prospetta già un grandissimo successo.
Con grande attesa arriva il film «Pinocchio» nelle sale svizzere

Con grande attesa arriva il film «Pinocchio» nelle sale svizzere

Dopo la pausa Covid, «Pinocchio» uscirà nelle sale svizzere e si prospetta già un grandissimo successo.

Pinocchio, il film diretto da Matteo Garrone, con una grandissima interpretazione di Roberto Benigni nei panni di Geppetto, è una nuova versione cinematografica della celebre fiaba di Collodi. Nel cast del film c’è inoltre il giovane Federico Ielapi che riveste il ruolo di Pinocchio ed è pura energia dinamica, anche un po’ inquietante nel trucco che lo rende burattino legnoso con venature e fori. La partecipazione speciale di  Gigi Proietti come Mangiafuoco, e successivamente Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini (quest’ultimo è anche co-sceneggiatore del film) interpretano invece il Gatto e la Volpe, ovvero la coppia truffaldina che deruba l'ingenuo burattino. Questo meraviglioso film rimane molto fedele al romanzo per ragazzi, pubblicato la prima volta nel 1881 appunto da Collodi. Il film ripercorre la storia del burattino dal naso lungo, sin dalla sua nascita per mano di Geppetto che ne ha intagliato le fattezze. Un tronco di legno che diventa marionetta e che acquisisce capacità motorie e intellettive, come un qualsiasi bambino in carne ed ossa: questo è Pinocchio, anche se la sua carne è la corteccia e le sue ossa sono della segatura. Nonostante il suo corpo sia duro come la quercia e la sua testa ancor di più, Geppetto si affeziona a lui come se fosse un bimbo vero, un suo figlio. Ma il burattino non è il bambino obbediente e studioso che il suo papà falegname sperava. Spinto da un'irrefrenabile curiosità, da un carattere birichino e talvolta ingenuo, Pinocchio si ritroverà spesso nei guai, mettendo in pericolo anche lo stesso Geppetto.

A livello di trama, quasi nulla di quello che ci viene raccontato dal regista Garrone è poi così diverso da quanto abbiamo già letto e visto più e più volte. Alcuni capitoli del romanzo di Collodi e qualche piccolo ma insignificante elemento è cambiato o spostato cronologicamente per mera necessità, ma nulla di più. La sceneggiatura firmata da Garrone e Massimo Ceccherini non prevede stravolgimenti o (re)interpretazioni, semplicemente perché lo scopo del regista è sempre stato quello di rendere omaggio ad un grande classico dell'infanzia di tutti noi, di farci tornare un po' bambini e ritrovare quella felicità e quell'innocenza che in parte abbiamo perduto. A rubare la scena, fin dalle prime battute, è però il Geppetto di Roberto Benigni: far interpretare a lui il ruolo del falegname che costruisce un burattino di legno in grado di parlare e muoversi da solo è una decisione che si rivela molto azzeccata. Benigni ha interpretato in maniera esemplare il suo Geppetto che risulta essere animato da un misto di candore e miseria per la sua qualità di vita che regala al lungometraggio di Garrone dei picchi di maggiore commozione e tenuta emotiva. Oltre ad amplificarne il sentore di manualità, di povertà tangibile e sentimentalismo, che si può toccare con mano dall’inizio alla fine del film, intravedendo così il mondo contadino di fine Ottocento. Prosegue la ricerca autorale del regista, nel realismo bizzarro e fantastico che sconfina nel macabro e che avevamo già conosciuto e apprezzato nel suo film del 2015 «Il Racconto dei racconti». Il dettaglio materiale quasi enfatizzato, l’ antimoderno di una cultura contadina-favolistica in cui l’animale può parlare all’uomo e l’uomo può a sua volta diventare animale senza che nessuno si stupisca, si esalta nel trucco di Mark Coulier giàl’artefice  nella realizzazione del trucco dei personaggi di Harry Potter. Sono invece i momenti dedicati alla Fata Turchina portata sul grande schermo dall’attrice francese Marine Vacth, una presenza più che mai delicata e impalpabile ma irrimediabilmente gotica e misteriosa, fiancheggiata dalla Lumaca (Maria Pia Timo) e da una versione più giovane di se stessa che introduce nel film l’elemento della doppiezza tra giovinezza e maturità, tra sregolatezza dell’infanzia e necessità di scendere a patti con i propri desideri più indicibili ma anche più pericolosi sul piano sociale.

C'è un'attenzione particolare inoltre nella messa in scena degli spazi e dei personaggi che li riempiono tipica del regista che ha saputo dare vita pulsante a periferie, sobborghi, quartieri sporchi e devastati della nostra contemporaneità. E così come Garrone sceglie e ricrea attorno alla sua macchina da presa un presente in cui si riflettono perfettamente le contraddizioni della modernità, così è abile nell'andare a cercare luoghi intatti dell'Italia rurale dove ricreare un Ottocento che sia teatro perfetto per il suo racconto. Dunque troviamo un’ azzeccata scelta delle location, tra Toscana, Lazio e Puglia, dove la fotografia e la regia accarezzano con visioni quasi fatate, il tema del fantastico che convive con il realismo come ad esempio il momento di spettacolo assoluto in cui avviene la trasformazione sott’acqua del ciuchino in Pinocchio grazie a un vortice di pesciolini, scena che unisce fantasia e natura e raramente questo tema si riscontra all’interno del cinema italiano. Il Pinocchio di Garrone è anche  metafora del viaggio che ogni singolo individuo compie per scoprire chi è e chi vorrebbe diventare. Noi, troppo spesso burattini del destino, in balia di avventori affascinanti e pericolosi proprio come il Gatto e la Volpe che inciampiamo nei nostri errori, senza ascoltare il nostro Grillo parlante, e ci lasciamo tentare dal Paese dei Balocchi, constatando che crescere è troppo difficile e impegnativo. Anche tutti noi, proprio come Pinocchio, alla fine sappiamo bene che il tempo è un plusvalore e che portare addosso l’impeto del naturale mutamento equivale a “essere”, esistere come umani. Film che ci fa immergere completamente nel surreale mantenendoci però ancorati ad aspetti comuni della vita quotidiana e grazie alla sublime interpretazione dei grandi attori presenti nel cast, ci lasciamo andare all’emotività puerile e un po’ nostalgica della nostra giovinezza ma portandoci dentro il messaggio che oltre a far riflettere, ci insegna che si può crescere dai propri errori e la speranza non deve mai venire a mancare per arrivare alla propria felicità.


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