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Tiziano Ferro Zurigo

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sabato 26 settembre 2020
 

DUE GIOIELLI SICILIANI NEL CUORE DI ZURIGO

Lui un simpatico furbacchione con il quale si passerebbe un pomeriggio intero a parlare delle sue avventure; lei una energica e serafica signora elegante.
Stiamo parlando di Maria e Franco Attardo, i due gerenti fuori-classe della gioielleria Attardo che si trova nel cuore di Zurigo, nei pressi di Goldbrunnenplatz.
In attesa del meritato pensionamento, i due coniugi possono vantare una bella storia imprenditoriale tutta italiana, una vera perla, come quelle che vendono da oltre dieci anni.

Originari di Serradifalco (Caltanissetta) sono arrivati in Svizzera negli anni Sessanta.
Il signor Franco, nato l'11 settembre 1936 era un sarto quando da ragazzo partì per l'estero. L'allora fidanzata Maria, lo raggiunse non appena se lo sposò. Ora si ritrovano con una gioielleria più che navigata in attesa di cederla al gestore giusto che faccia continuare a vivere lo spirito e a scintillare gli splendidi gioielli che ogni donna vorrebbe indossare.
Ma facciamoci raccontare da loro stessi le loro avventure imprenditoriali.

Signor Attardo, come iniziò la sua avventura professionale in Svizzera?
Fu una tragedia! Pensi: io ero un sarto, di quelli bravi, di quelli di classe che avevano studiato anche in Francia... E mi ritrovai con un contratto come controllore di frigoriferi.
Dovevo iniziare il 6 gennaio 1963: iniziai il 7, convinto che qui in Svizzera, come in Italia, si festeggiasse l'Epifania. Mi sbagliavo e iniziai a lavorare già con un bel rimprovero.
Al momento dell'assunzione il mio datore di lavoro mi diede un gettone: "Per andare in bagno mi spiegò. Mah... Io cadevo dalle nuvole: faceva un freddo cane, non si festeggiava l'Epifania e per andare in bagno bisognava pagare: un altro mondo! Bastarono quattro ore per comprendere appieno che mi trovavo nel posto sbagliato: mi misero a fondere del ferro, le mie unghie e le mie mani ci tenevo tantissimo! nei primi minuti si trasformarono, tutte rovinate.

Cercai di tenere duro e sopportare la fatica, ma quel lavoro io non lo avevo mai fatto e non ci capivo nulla. Dopo quattro ore appunto, tutto sporco dalla testa ai piedi e tutto dolorante tornai dal capo e gli dissi che me ne volevo andare: morale della favola, io ho dovuto pagare loro per il ritardo di un giorno e i danni procurati per il rifiuto di assunzione: lo pagai e gli misi in mano pure il gettore per andare in bagno...

Per quanto tempo rimase senza lavoro?
Trovai lavoro subito: fortunatamente avevo un bel mestiere e le mie capacità vennero subito apprezzate da una sartoria di lusso che mi assunse e presso la quale lavorai per circa tre anni.
Quindi andai alla PKZ come venditore e modellista. Furono begli anni, io facevo di tutto anche i modelli per gli elementi della banda musicale svizzera e le uniformi della polizia.
Solo che ero assillato da una domanda: se io so tagliare, cucire e vendere, perché devo farlo per la PKZ e non potevo aprirmi un negozio mio? Semplice: perché come italiano da poco residente in Svizzera non potevo esercitare un'attività in proprio. Scoraggiato da questo fatto mi licenziai e me ne andai in banca, alla UBS.
Qui rimasi fino al 1986 occupandomi di un po' di tutto quello che concerneva il mio reparto tanto da diventarne responsabile.
Ma il sogno di mettermi in proprio era sempre lì, dentro la mia testa...

E quando si decise?
Ci pensò mia moglie, cogliendo l'occasione al volo. Il locale si stava liberando e lei divenne la proprietaria coronando così il mio sogno. Furono duri i tempi di avvio dell'attività: eravamo esaltati ma al tempo stesso sapevamo di non dover montarci la testa. L'abbiamo spuntata con la nostra onestà e con la nostra voglia di riuscire.

Quali sono i gioielli che vendete maggiormente?
Abbiamo tutti gioielli di ottima qualità e fattura: diamanti Damiani, perle Mikawa, l'oreficeria è firmata Meli (Firenze).
Gli amanti dei gioielli preferiscono il classico: vendiamo quindi molti anelli e collier oltre che gli orologi firmati Christian Dior, Hilfiger.
Inoltre abbiamo articoli da regalo come le cornici in argento, davvero molto apprezzate.

Quale è stato il segreto del vostro successo?
L'onestà: abbiamo sempre venduto oggetti di ottima qualità. Vi è stato un periodo in cui molte persone erano convinte che l'oro in Italia costasse meno e per questo non faceva acquisti in Svizzera...
Ebbene, sulla caratura dell'oro e la fattura del gioiello non si può barare e presto o tardi tutti si sono accorti che se l'oro era a basso costo il motivo c'era. Tutti i nostri clienti inoltre ci hanno dato sempre fiducia e sono tornati a fare acquisti oppure a far fare qualche riparazione. Ci vogliono bene tutti.

E ora siete davvero intenzionati a cedere l'attività?
L'intenzione in realtà c'è da qualche anno: ma siamo troppo affezionati a questa gioielleria, tanto che ogni possibile acquirente lo squadriamo da cima a fondo. Il fatto è che vogliamo goderci la nostra pensione passando un po' di tempo nella nostra Sicilia e ogni tanto tornando qui a Zurigo dove vivono i nostri figli Giovanna (38) e Pietro (34).
Diciamo che stiamo aspettando la persona giusta.

E ASSOII.CH ? Cosa ne pensate di questa associazione?
Che è una buona cosa a patto che non dimentichi lo scopo principale della sua creazione, cioè una vera collaborazione e un reale sostegno tra imprenditori italiani.
Anni fa si costituì un'associazione di questo genere, tra gli imprenditori italiani del nostro quartiere... Ma nessuno rispettò i patti, non si collaborava e ognuno tirava l'acqua al suo mulino.
Spero che ASSOII.CH contempli una collaborazione vera.


 

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