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venerdì 14 agosto 2020
 

INTERVISTA CON «IL PRINCIPE» FRANCESCO DE GREGORI

Intervista con «Il Principe» Francesco de Gregori
Con grandissima gioia siamo a comunicarvi il concerto dell'artista domenica 8 marzo al Volkshaus di Zurigo. Lo abbiamo intervistato al telefono e...

Acquista ora i tuoi biglietti per il concerto di Francesco De Gregori a Zurigo

Francesco De Gregori nasce a Roma il 4 Aprile 1951. È uno dei più importanti cantautori italiani che dopo averlo ascoltato per caso, alla radio, ad un concerto o sulla playlist di Spotify, non si riesce più a lasciarlo per tutta la vita. La sua voce profonda ed accompagnante, i suoi testi che fanno riflettere e che toccano l'anima delle persone di qualunque età, lo rendono un artista completo ed eclettico. Il cantautore ha composto 21 album in studio e 15 dal vivo durante la sua carriera, e i suoi brani sono dei capolavori. Francesco De Gregori è il cantautore "elegante", quello che non urla né strepita ma si fa ugualmente sentire. E ugualmente risulta incisivo, con le sue cantate romantiche e intense. Le sue esperienze musicali cominciano al Folkstudio, prima come chitarrista al seguito di Caterina Bueno, poi insieme agli amici, Venditti, Lo Cascio e Locasciulli, dove, fortemente ispirato dalla musica di Bob Dylan, comincia ad esibirsi. Il suo repertorio consiste in brani di Dylan o Leonard Cohen, debitamente tradotti in italiano. Man mano De Gregori comincia a proporre brani propri, caratterizzati da scarne melodie e testi se non ermetici almeno difficili da recepire, soprattutto per un pubblico non ancora pronto per questo tipo di musica. Il successo, quello vero, arriva solo nel 1975 con «Rimmel», album che contiene delle perle, che aiutate da una maggiore comprensibilità per il pubblico, fanno si che il cantautore entri definitivamente tra i grandi della musica italiana. Da questo lavoro vennero estratti i suoi primi successi come «Generale», «Rimmel», «Quattro cani», «Pezzi di vetro» e «Pablo», scritta con Lucio Dalla. Nel frattempo collabora con artisti di spicco come il già citato Lucio Dalla, Claudio Baglioni e Fabrizio De Andrè, il che fa crescere notevolmente la sua fama. Nel 1978 pubblica sempre insieme a Lucio Dalla il brano «Ma come fanno i marinai», un grande successo. Nel 1979 esce «W l'Italia», una poesia più che una semplice canzone sul popolo italiano. Gli anni '80 si aprono con il grande successo ottenuto dal brano «La Donna Cannone», che diventa anche la colonna sonora dell'omonimo film con Monica Vitti, e con la canzone «La Leva Calcistica del '68», contenuta nell'album Titanic. De Gregori è ora uno dei principali artisti della musica italiana e inizia ad essere soprannominato «Il Principe». Nel 1990 esce l'album «Canzoni d'Amore» che contiene alcuni brani come «Bellamore» e «Tutto più chiaro che qui» di ottimo successo. Nel 1993 esce il brano «Il Bandito e il Campione», contenuto nell'omonimo album, che racconta la vita del ciclista Costante Girardengo.Il nuovo millennio si apre con la pubblicazione di «Amore nel pomeriggio», album a cui collabora anche Franco Battiato, e nel 2005 con l'album «Pezzi», al quale segue una lunga serie di concerti live che riempie ogni singola piazza in cui De Gregori si esibisce. Nel 2006 esce il nuovo lavoro dell'artista dal titolo «Calypsos», con nove brani inediti. Nel 2010 torna a collaborare con Lucio Dalla con una serie di concerti che ottiene facilmente il tutto esaurito. I due pubblicano un album in comune dal titolo «Work in Progress», a trent'anni di distanza dai fasti di «Banana Repubblic». Nel 2012 il cantautorepubblica tre album, due dal vivo e uno in sala di registrazione, che ottengono un buon riscontro di vendite. Senza ombra di dubbio Francesco De Gregori ha cambiato il mondo della musica italiana e ancora oggi le sue canzoni hanno un successo straordinario, un mostro sacro della musica che è stato capace di adattarsi al cambiamento, e questo basta per reputarlo uno dei migliori artisti italiani di sempre. Noi di Tuttoitalia siamo riusciti ad intervistarlo prima dell'inizio della sua tournèe e ne siamo davvero orgogliosi e onorati.

Ha sempre sognato di fare il cantante?

«Sì, quand'ero piccolo intorno ai 6-7 anni i miei genitori mi portavano ad un cinema-teatro vicino casa dove c'era un palcoscenico con dietro uno schermo, ed io vedevo questo palco e già sognavo di poterci salire sopra. All'epoca non sapevo ovviamente che cosa stesse a simboleggiare, ma ne rimasi completamente affascinato. Una volta cresciuto, intorno ai 14 anni ascoltavo le canzoni di Rita Pavonie Gianni Morandi che mi piacevano tantissimo e mi dilettavo nel cantarle immaginando di potermi esibire un giorno davanti ad un pubblico».

Fare musica come la fa sentire?

«Mi fa sentire fondamentalmente bene, specialmente quando tutte le cose vanno per il verso giusto. A volte possono capitare degli imprevisti, e quindi sovviene un senso di frustrazione quando non viene un suono come si vorrebbe o una parola dentro al testo o un accordo. Oppure anche quando ti rendi conto di non aver dato il massimo ad un concerto, però questo può succedere e fa parte del gioco, ad ogni modo suonare è la mia vita e ciò che mi rende appagato».

Riesce ad esprimere sè stesso e quello che prova?

«Sì, è stata un po' la chiave di sfogo di tante cose che si agitano dentro di me da sempre. Sfoghi personali, storie collettive, visioni del mondo. Ci sono persone che si confidano con le loro mogli o mariti, o con gli amici. C'è chi si confessa o va dallo psicoanalista, mentre io lo faccio tramite le mie canzoni».

Dunque da cosa viene ispirato maggiormente?

«Direi che traggo maggior ispirazione da quello che sento dentro. Non è necessariamente rivolto ad una storia d'amore o ad una storia di amicizia personale in senso stretto. La visione oggettiva del mondo, come anche una canzone politica viene filtrata dalla mia sensibilità. Delle canzoni per esempio come «Pablo» o «W l'Italia», non sono sentimentali, però anch'esse passano attraverso i miei sentimenti e il mio punto di vista».

Lei ha tradotto in italiano i brani del grande Bob Dylan, lo farebbe anche con qualche altro artista?

«Ho tradotto anche delle canzoni di Leonard Cohen in passato, che è un altro artista che stimo e che mi è piaciuto sempre moltissimo, però credo che solo con Dylan sono riuscito a fare un disco intero di canzoni tradotte, perché ci vuole molto amore e passione per poter tradurre un altro artista e l' amore artistico totale ed incondizionato in tutta la mia vita l'ho provato solo con Dylan».

C'è una collaborazione con qualche artista con cui non ha mai lavorato che le piacerebbe fare?

«Io sono molto disponibile a lavorare con chiunque, capita non di rado che qualche collega mi chieda di poter collaborare ad un suo progetto ed io accetto quasi sempre. Poi le collaborazioni importanti le ricordo tutte con grande gioia, soprattutto quella con Lucio Dalla perché è stato un incontro profondo e che porto nel cuore. Adesso abbiamo riannodato un'antica trama con Antonello Venditti con cui faremo un concerto allo Stadio Olimpicodi Roma a settembre. Lavorare con gli altri è sempre costruttivo, perché ci si confronta, si scambiano idee ed opinioni e si creano nuovi punti di vista. È sempre una sorpresa, sia umanamente parlando che professionalmente».

È cambiato il mondo del cantautorato oggigiorno in Italia?

«Sì certo, per forza è cambiato tutto. Ho iniziato negli anni '70, sono passati ormai cinquant'anni ed è cambiato quasi tutto, a parte il mondo dei cantautori che è rimasto in qualche modo la parte di musica, in cui la gente si aspetta qualcosa di diverso, di sensato, rispetto alla musica pop in generale. Poi non sempre questo è vero, a volte ci sono delle canzoni pop meravigliose ed altre di cantautorali che lo sono di meno. Il cantautorato italiano è iniziato prima ancora di me, con Luigi Tenco, Endrigo, Iannacci che hanno preceduto la mia generazione, e quella di Pino Daniele, Lucio Dalla, Antonello Venditti e altri . Ci sono stati dei periodi in cui il cantautorato sembrava stesse a poco a poco sparendo perché non veniva molto considerato, poi ritornava nuovamente in voga».

Lei si sente cambiato in questi anni?

«Sì certo, mi sento cambiato, e anche lo stesso pubblico è cambiato. Ero un esordiente quando ho iniziato, timidissimo con la mia chitarra, facevo delle canzoni a volte non comprese e la gente mi osservava un po' stranita. Adesso invece sono visto con altri occhi, come un venerato maestro, ma in realtà non mi ci sento. Non devo insegnare niente a nessuno, ho scritto qualche buona canzone, che la gente si ricorda e questo mi fa un immenso piacere, però mi sento come se la dovessi ancora scrivere la canzone giusta. Magari non sarà cosi, ma spero di mantenere ancora per molto tempo questo spirito fanciullesco».

La prima tappa europea che fa in questo tour 2020 è a Zurigo, come si è trovato negli anni ad esibirsi in Svizzera?

«Sempre benissimo. Zurigo tra l'altro è stata la mia prima tappa europea in assoluto e la prima volta che ho varcato i confini italiani, e suonai proprio al Volkshaus. Ricordo che all'inizio avevo molta pura di non riscuotere successo all'estero, per via di una lingua diversa, invece fu un successo incredibile e mi sono sempre trovato benissimo. C'è una comunità italiana grande e importante in Svizzera, e quindi mi sono sentito subito a casa. Anche il pubblico svizzerto-tedesco, ama la cultura e la musica italiana e mi ha sempre accolto con grande entusiasmo. Diciamo che per me è un po' un porta fortuna iniziare la prima tappa europea in Svizzera».

Progetti futuri, è prevista un'uscita di un nuovo album?

«No, non è un periodo buono per scriver canzoni questo. Anche perché sto lavorando molto dal vivo, dunque non ho la concentrazione necessaria per scrivere delle nuove canzoni. Credo sia molto meglio fare le cose con calma e aspettare il momento giusto per fare un disco che contenga delle canzoni importanti e quindi preferisco aspettare di essere ispirato. Per il momento non ho in mente nemmeno un disco live, anche perché mi è stato detto di averne fatti troppi. Il prossimo disco sarà di canzoni nuove, ma ogni cosa a tempo debito».


È da sempre definito «Il Principe», per indole naturale, per la finezza con cui scandaglia i sentimenti dell'animo umano, per la maestria e lo stile con cui riesce a trasfondere in versi e musica immagini, sensazioni, domande, narrazioni e noi di Tuttoitalia non vediamo l'ora arrivi a Zurigo per andarlo a sentire.


Date concerti:

05 marzo: Nonantola (Modena), Vox Club
06 marzo: S. Biagio di Callalta (Treviso), Supersonic Arena
08 marzo: Volkshaus, Zurigo
10 marzo: Milano, Alcatraz
20 marzo: Roma, Atlantico


Info & Prevendite

Data: domenica 08.03.2020
Luogo: Volkshaus Zurigo
Apertura porte: ore 18.00
Concerto: ore 19.00
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