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mercoledì 5 agosto 2020
 

GATTUSO: ORA LA BARCA DEL SION LA CONDUCO IO

SION 08.11.2012 - Una giornata soleggiata accoglie gli oltre venti giornalisti arrivati da tutto il Vallese, venuti per sentirlo parlare, lui, il super chiacchierato ex-milanista, che a quattro mesi dal suo debutto al Sion, rilascia le sue prime dichiarazioni in merito a questa nuova avventura. «Oggi gioco perché amo lo spogliatoio, l'odore dell'olio dei massaggi, lo stare con i compagni», sono questi i pensieri di Gennaro Gattuso, neo capitano del FC Sion, che arriva in sala conferenza con la solita aria da incavolato con il mondo intero. Accanto a lui siedono Marco Rigoni, Team Manager di FC Sion e Nicolas Pillet, responsabile Communication della società.

«Il Sion è una squadra competitiva - comincia subito il centrocampista - ben costruita, ma non finita, pronta comunque a lottare per arrivare tra i primi tre in classifica».

Un campionato difficile? gli chiediamo, e lui risponde «Sono un "vero malato" di calcio. Seguivo e seguo tutt'ora tutti i campionati in Europa e nel mondo, quindi sapevo che quello svizzero fosse uno molto arduo. Bisogna essere pronti fisicamente per affrontarlo, visto che ricco di giovani talenti interessanti». Non è un campionato di seconda fascia quello in cui Gattuso è capitato. L'ha voluto lui così, anche magari in vista del suo sogno, ovvero, divenire allenatore. «Non sono venuto qui per fare l'allenatore. Sono qui per giocare e contribuire alla crescita della squadra, ma non nego che "da grande" farò l'allenatore, dove e quando ovviamente è ancora tutto da vedere».

Ha l'aria di uno determinato, come sempre d'altronde, di uno che sa dove vuole arrivare e vede le potenzialità in questo club elvetico. Sembra molto soddisfatto di questo cambiamento radicale. Dalla grande Milano alla pacifica Sion. È raro sentirlo parlare di esperienze negative in Svizzera. Gli dà un po' fastidio aver cambiato tre allenatori in quattro mesi, perché «quando si cambia allenatore è una sconfitta innanzitutto per la squadra, poi per la società e per i tifosi».

Vorrebbe aumentasse la partecipazione negli stadi da parte dei tifosi, al momento molto scarsa, affermando che «quando vedo questi stadi nuovi… magari ce ne fossero in Italia! - esclama - dove però mancano i tifosi, l'atmosfera ne risente, anche se devo ammettere che questo fenomeno lo si nota anche in Italia. Se vai a San Siro con 30'000 spettatori è come essere in uno stadio svizzero con 5'000 tifosi» tanto per rendere l'idea. Il fuoriclasse rallegra l'intera conferenza, sorridendo e scambiando qualche battuta con i giornalisti.

A questo punto di cosa avrebbe bisogno il Sion per sfondare in Europa? «Il Sion ha bisogno di strutture e di una giusta programmazione. Non è possibile che i Media ne parlino come fosse una piccola realtà. In Svizzera se una squadra maneggia oltre 20 milioni, non stiamo più parlando di barzellette, bensì di cose concrete». Più volte sottolinea quanto sia valido il Presidente Christian Costantin, un'icona del calcio svizzero, con idee ben chiare e progetti molto ambiziosi. «Se non entriamo in Europa per me è un fallimento. Così la pensiamo tutti a Sion».
Pare di capire che vi saranno altri acquisti. Quanto sono veri i rumors su Alessandro del Piero in relazione a questo club?
«Ad Alex gli ho proposto di venire qui - conferma - ma che si sarebbe dovuto ridimensionare molto. Innanzitutto azzerare le sue aspettative, perché il Sion non può dare quello che da la Juventus o il Milan, però riceverebbe il calore della gente, che qui è tanto».

In molti ci chiediamo come ci si senta in Svizzera, da italiano, e se ha nostalgia del Bel Paese, ma lui freddo risponde «io non sento nessuna mancanza. A livello personale mi trovo non bene, di più. In termini di qualità di vita la Svizzera all'Italia le da 10 a 0. È ho detto tutto. Inoltre, la gente è molto educata, rispettosa, ha la cultura del lavoro, che è sinonimo di una mentalità molto sana. È normale che poi capitano cose assurde, come l'altro giorno, quando son andato a Bologna e dopo venti minuti mi girava la testa, perché qua le persone hanno un certo ritmo, mentre lì la gente gridava, gesticolava, è gente che non si ferma mai. Una volta che ti abitui a questi ritmi è dura tornare indietro. Oppure quando le prime volte facevo i sorpassi credevo che le persone mi stessero salutando invece mi stavano insultando. Poi ho l'incubo dei tutor e degli autovelox. L'altro giorno mi hanno fatto una foto che sembrava stesse venendo il maltempo. Ma più di tutti ho il terrore della polizia, che sembra possa sbucare da un momento all'altro». E se è vero che il Milan lo rivuole, lui azzittisce tutti affermando che «il Milan non mi manca. A giugno ho preso un impegno con il Presidente e con il Vallese e visto che mi considero una persona seria ed onesta, e a casa mia gli impegni si mantengono, non intendo abbandonare la barca. Sono uno che la conduce la barca, sono uno che vive il club 24 ore su 24, con responsabilità e se la società crede in me, spero tanto di inaugurare un ciclo importante».

 


 

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