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venerdì 14 agosto 2020
Angelo Gaja (foto: Mischa Scherrer)
 

C'ERA UNA VOLTA UN ANGELO BARBARESCO, INCONTRO CON ANGELO GAJA

C'era una volta un Angelo barbaresco...

a raccontare la favola è un galantuomo dall`aspetto semplice, di media statura e con un francese italianizzato dai gesti modici e piacevoli. Gesti che bastano comunque a stregare una sala gremita di appassionati enauti e giornalisti, venuti ad ammirare increduli la sua fama di rivoluzionatore di uno dei vini italiani più famosi al mondo.

Angelo Gaja, è titolare della storica azienda, quattro generazioni si sono succedute dal 1859, anno di fondazione della casa vinicola, che si è sempre distinta per la qualità dei suoi vini. Istrionico, geniale, profondo conoscitore dell'universo vino in tutti i suoi aspetti, Angelo Gaja, con gran semplicità nel corso della sua conferenza, è andato a ruota libera toccando vari temi.

Ha affermato, che il suo inspiratore è stato il padre Giovanni Gaja, geometra, orgoglioso del suo titolo, uomo legato alla sua terra, ma nel contempo profondo innovatore, infatti, già nel 1937 creò l'etichetta Gaja, con il nome dell'azienda alto ben 3 cm e con il nome del vino decisamente più piccolo, una strategia che voleva valorizzare la qualità legata al nome del produttore piuttosto che alla tipologia del vino, forse il primo esempio di marketing legato al vino.

Nel 1961 l'azienda Gaja aveva 21 ettari vitati ed Angelo poco più che ventenne, entrò in azienda. "L'azienda Gaja ha 100 ettari da diciotto anni, non abbiamo mai avuto la pretesa di crescere nei numeri, produciamo sempre 300.000 bottiglie, e la nostra filosofia non ha mai previsto l'acquisto d'uve o di vino". Nel suo percorso d'imprenditore, spiega, "alcuni amici sono stati d'insegnamento e gran supporto, tra questi, Renato Ratti e Giacomo Bologna piuttosto che Giacomo Morra a cui dobbiamo la scoperta del tartufo quale simbolo di lusso.

A proposito di lusso: la conferenza diventa interessante quando Gaja inizia a definire la parola "lusso" in una forma al dir quasi filosofica. Le parole di Gaja sembrano essere quelle di Socrate nel suo famoso simposio.

Il suo amore principe è il vitigno Nebbiolo, ed è interessante il paragone che espone tra l'internazionale Cabernet Sauvignon e l'autoctono Nebbiolo, " per poter spiegare agli americani la differenza sostanziale tra questi due vitigni, trova un paragone calzante, il Cabernet Sauvignon sta a John Wayne come il Nebbiolo a Marcello Mastroianni. Il Cabernet ha una forza dominante, occupa il centro del palato, è dominante nel comportamento, proprio come John Wayne. Dal fascino straordinario, viene verso di te, si mostra, si fa leggere come un libro aperto.

Cosa diversa è il Nebbiolo, lui sta in un angolo, ci vuole volontà per poterlo capire, non ti accoglie con gran sorriso, ma proprio come Marcello Mastroianni, ha grande eleganza, e con il suo comportamento, ha tanto da dire. Il Nebbiolo dà vini di difficile interpretazione, sua caratteristica è restare nel retrogusto e grazie ai tannini ed acidità riesce a pulire perfettamente la bocca durante il pasto". Ecco perché ottimo vino per i ricchi piatti piemontesi. Angelo Gaja trasmette con le sue parole, l`amore per la sua terra accennando la Langa artigiana con le sue oltre 1000 cantine e conclude menzionando alcuni aneddoti di vita trascorsa. Ancora una volta lasciamo la sala del nobile Hotel, fieri del nostro patrimonio culturale italiano.

Evento organizzato dalla rivista specializzata:  www.Vinum.ch

 


 

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