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venerdì 18 settembre 2020
 

INTERVISTA A LUCIANO LIGABUE

INTERVISTA LUCIANO LIGABUE

di Bruno Indelicato


A 20 anni esatti dalla pubblicazione dell'album d'esordio "Ligabue" (11 maggio 1990) e a 5 anni dall'uscita dell'ultimo album di inediti "Nome e Cognome", il rocker di Coreggio da alle stampe il nuovo album "Arrivederci, Mostro!". Vent'anni dal suo esordio quindi.

Tempo che per il Liga non sembra essere passato, vende ancora tantissimo. "Arrivederci, Mostro!" vuole essere una sorta di sospiro di sollievo dopo essersi liberati di ossessioni, paure, condizionamenti e senso di inadeguatezza come ci spiega "Liga" in questa intervista realizzata all'Arena di Verona, durante la registrazione dei Wind Music Award 2010 e che verrà teletrasmessa in tre serate il 2, 9 e 16 giugno su Italia 1 (Mediaset).

Luciano, sei tra i protagonisti della quarta edizione dei Wind Music Awards 2010, che ti ha premieto ben due volte. Per il multiplatino per "Arrivederci Mostro!" e platino per il CD-DVD "Sette notti in Arena". Tra l'altro il nuovo album è già ai primi posti delle classifiche di vendita. Complimenti.

Grazie, mi fa molto piacere. E poi uno dei premi mi è stato consegnato dal portiere dell'Inter Toldo che mi ha regalato anche la maglia della magica notte di Madrid.


A questo punto ti anticipo la domanda sportiva. Come hai festaggiato la vittoria dell'Inter in Champions League?

Da grande tifoso interista. Mi sono esaltato in piedi davanti al televisore. Ora so cosa significa vincere una Champions League. Sono molto contento che la società abbia una certa sensibilità e la capacità di fare le scelte giuste. Una bella squadra e speriamo che ci dia altre soddisfazioni in futuro.


Parliamo dell'album. Ci spieghi il significato del titolo?

Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi. Li si possono chiamare ossessioni, paure, condizionamenti, senso di inadeguatezza, aspettative e chissà in quali altri modi ancora. Sappiamo, però, che sono vivi e sono il filtro attraverso cui chiunque matura la propria, personale visione del mondo.

E  ci sei riuscito a lasciarteli dietro questi fantasmi?

Credo di conoscere abbastanza bene i miei 'mostri', mi fanno compagnia da tanto tempo. Oggi mi sembrano meno potenti e ingombranti. Ma so benissimo che sarebbe fin troppo bello che fosse un saluto definitivo. Infatti non mi sono permesso di dire: 'Addio, mostro!' ma un più prudente e realistico „Arrivederci, mostro!".

Un titolo quindi che vuole rassicurare, dare energia e sicurezza, come il singolo „Un colpo all'anima"?

Si certo. Tra l'altro il singolo è stato presentato prima del lancio via satellite in 100 sale cinematografiche, seguito dalla proiezione digitale sul grande schermo del concerto dello stadio Olimpico di Roma nel 2008.

„Un colpo all'anima" è anche un bellissimo videoclip spettacolare. Cosa ci dici di questa esperienza, e sei soddisfatto di questo video?

La cornice scelta è quella del teatro romano all'interno degli scavi archeologici dell'antica città di Nora, a Pula, in Sardegna. Un luogo che conosceva da una vacanza trascorsa in quella zona e mi piaceva l'idea di realizzare un video proprio li con questo teatro fantastico vicino il mare. Sono stati due giorni di ripresa molto belli.

L'album è stato interamente prodotto e arrangiato da Corrado Rustici. E' la prima volta che non ti sei occupato della produzione….

Mi sono affidato completamente a Corrado, che vive a San Francisco da anni. Alla fine avevamo a disposizione 30 brani, siamo entrati in studio con 20 e piano piano abbiamo messo su il disco. Corrado ha 'spogliato' i miei arrangiamenti dando una veste nuova alle mie canzoni. Sono molto soddisfatto del risultato anche se poi ho sempre potuto dire la mia.


Le canzoni toccano tematiche molto impegnate, però questo album puo' considerarsi anche ironico, o no?

Assolutamente, l'ironia nelle mie canzoni non manca quasi mai. Non è sempre facile da capire però. La frase che apre il brano „Nel tempo" fa: 'C'ero quando sono nato'. La canzone racconta alcuni eventi dei miei 50 anni di vita e 20 anni carriera artistica, ma con un certo humor.
Il disco raccoglie brani completamente diversi tra loro: "Taca banda", una canzone in puro stile swing con un ritornello a cantilena che vede come special guest alla batteria tuo figlio Lenny. Una promessa futura?

Non so se vorrà fare il musicista. Ha appena 11 anni, ma se vorrà intraprendere questa strada, lo aiuterò senz'altro.

E' vero che il pezzo è stato registrato in presa diretta?

Si, è così. Abbiamo attacato la spina e iniziato a registrare.

Poi c'è la struggente "Quando mi vieni a prendere", che hai scritto ispirandoti ad un ragazzo che nel gennaio del 2009 entrò in un asilo in una cittadina alle porte di Bruxelles, a Dendermonde, e uccise con un coltello la maestra e due bambini. Tu dopo aver appreso la notizia hai sentito l'esigenza di confrontarti con questo tragico fatto, perchè?

E' subentrata in me una rabbia personale e anche lo sconcerto. Un ragazzo di 20 anni si è travestito da pagliaccio entrando in una asilo e con un coltello ha ucciso una donna, due bambini e feriti altri dodici bimbi. Ho immaginato di essere uno dei bimbi che chiede scusa alla madre purché lo porti via da quell'uomo nero. Con la canzone vorrei preservare una memoria di questo fatto, anche se è un brutto ricordo, e spingere alla riflessione un pò di persone, perchè il caso è sato raccontato in maniera sbrigativa dalla cronaca

Un altro brano che irrompe nel disco è "La verità è una scelta": " Direi la canzone con il suono più duro di tutto il disco. Ma anche il testo è uno dei più decisi. Da quale impulso è nato questo brano?

Credo che oggi sia sempre più difficile conquistarsi una verità. L'informazione che riceviamo è frammentaria e avvolte confusa. Facciamo fatica ad arrivare ad una libertà libera da editore. E se arrivi alla verità, sai che quel tipo di verità può essere scomoda a qualcuno. Per molti è più semplice tenere un'occhio chiuso di giorno per forse sapere di tenerne uno aperto di notte, perchè non riesci a dormire come vorresti.

Un altro brano particolare, sia per il testo esplicito, sia per gli arrangiamenti scarni, è "Caro il mio Francesco", una lettera molto cruda e diretta scritta da te ad un'amico. Lamico si chiama Guccini, dove ti sfoghi contro tutto e tutti.

La canzone nasce da un incazzatura contro tutta questa ipocrisia che c'è in giro e dopo un periodo difficile che ho passato. Il mio disprezzo me lo tengo dentro, in fondo era solo uno sfogo che ho fatto al mio amico Guccini. Ma dico solo che ognuno è libero di esprimere la propria opinione. Io non ho mai detto di essere puro ma i miei brani sono sempre stati 'popolari'. Li potevano cantare l'avvocato e l'imbianchino.


Quindi non è un lamento del successo. Ma un'attacco al ‚mostro' che c'è nell'ambiente musicale?

Si, esattamente. Come in ogni ambiente, anche nel mio c'è ne di ‚mostri'.


Tu aderisci al progetto „Impatto Zero" di LifeGate per compensare le emissioni di CO2 generate dalla realizzazione del nuovo album, ci spieghi?

La collaborazione con LifeGate è iniziata per me nel 2007. L'intento è quello del Protocollo di Kyoto, ovvero compensare le emissione della stampa del CD con la creazione di nuove foreste. Abbiamo calcolato che per la stampa di questo disco, sono stati generati 76'000kg di anidride carbonica, che saranno compensati con la creazione di 11.000mq di nuove foreste nel Madagascar. Il progetto si avvale di Università italiene e straniere.


La prevendita per la tournèe negli stadi in Italia va alla grande. Hai raddoppiato le date di Roma e Milano…

Sono molto contento di questo. Abbiamo anche aggiunto Bologna e Bari e non vedo l'ora di poter suonare dal vivo.


Seguirà anche un tour nei teatri più piccoli?

Guarda, io per dirti la verità preferirei suonare solo nei teatri. E spero di poter allestire un tour in teatri in tutta Italia. Ma al momento non so dirti niente.


Ci verrai a trovare anche in Svizzera tedesca?

Lo spero tantissimo. Vedremo dove e quando. Ho dei bei ricordi di Zurigo e mi piacerebbe ripetere quell'esperienza.

 


 

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