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venerdì 14 agosto 2020
 

«MAMAN, NE ME LAISSE PAS MOURIR»

«Maman, ne me laisse pas mourir», sono state le sue ultime parole, mamma, non mi lasciare morire. Poche ore dopo esser stata estratta viva dalle macerie Annaika Saint Louis, la bambina haitiana di undici anni il cui salvataggio in diretta sulla Cnn era diventato simbolo di speranza, è morta per le ferite riportate. «È una storia difficile da raccontare. Una storia che spezza il cuore», ha detto l'inviato della rete di Atlanta Ivan Watson che aveva seguito la storia di Annaika quando ancora sembrava a lieto fine. In studio la conduttrice Campbell Brown è scoppiata a piangere. La bimba, che aveva passato due giorni inchiodata sotto una trave di metallo, è morta prima che i genitori la potessero portare in un ospedale attrezzato fuori da Port-au-Prince per curare le sue ferite, ha riferito la rete di Atlanta

Passata la quarta notte dal devastante sisma di martedì ad Haiti, il quadro appare ancora peggiore delle previsioni: caos, sciacalli, centinaia di bambini per le strade che in un istante sono diventati orfani. Timori di rivolta, cadaveri ancora sotto le macerie, fosse comuni che continuano a riempirsi e soprattutto le cifre della distruzione. Un ministro ha dichiarato che i morti potrebbero arrivare a quota 200 mila e l'Onu ha fatto sapere ad esempio, di considerare Leogane - città di 134 mila abitanti a ovest di Port-au-Prince - distrutta al 90 per cento e di ritenere che tra le 5000 e le 10mila persone siano tuttora intrappolate tra i detriti.

Mentre la conta dei cadaveri rende più precise e per questo più terribili le stime sul numero dei morti (ora se ne temono 200 mila), si segnalano le prime manifestazioni di rabbia dei sopravissuti di Port-au-Prince che si sentono abbandonati. Nel quarto giorno dal terremoto che ha distrutto Haiti, dopo tre notti trascorse in strada fra macerie e cadaveri alla ricerca di acqua e di cibo, con la paura di nuove scosse, cresce la tensione e sono state viste anche barricate e blocchi stradali eretti usando anche i cadaveri. Ed è in questo scenario che il segretario di stato americano Hillary Clinton si reca oggi ad Haiti, dove entro lunedì giungeranno anche diecimila soldati americani per proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico e devastato dal terremoto. Per agevolarli, Haiti ha concesso agli Usa il controllo temporaneo dell'aeroporto di Port-au-Prince. Nella capitale la gente si sente abbandonata, malgrado gli sforzi umanitari di tutto il mondo e la corsa contro il tempo per salavare quante più vite possibili dalle macerie. E lo stesso presidente haitiano, Renè Preval, ha ammesso oggi di temere una «violenta rivolta popolare».


 

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